Ci sono viaggi che si organizzano con precisione e poi ci sono quelli in cui si parte con qualche tappa appuntata e la certezza che qualcosa andrà inevitabilmente storto. Ed è proprio lì che comincia il bello.
La nostra base è Saint-Paul-de-Vence, in un attico con terrazza sospeso tra le Alpi Marittime e il blu della Costa Azzurra. La soluzione perfetta per vivere le giornate fuori e rientrare la sera, con calma, quando la piccola Clotilde va a dormire.
Il primo incontro è con Saint-Paul-de-Vence, uno di quei borghi che sembrano progettati per essere fotografati. Dopo aver passeggiato tra le sue stradine, ci fermiamo al Café de la Place per una birra e una partita a pétanque sotto le mura. Più Costa Azzurra di così, praticamente impossibile.
Il giorno dopo si parte per Antibes. La città vecchia è un piccolo labirinto di viette, botteghe e negozietti irresistibili. Tappa obbligatoria al Bazar d’Antibes, dove cesti e borse di paglia fanno immediatamente pensare che forse, dopotutto, non avevamo bisogno di così poco spazio in valigia.
Al mercato alimentare facciamo la spesa come veri francesi, rigorosamente con la nostra borsa di paglia, prima di fermarci per un pranzetto al Café de Brun. Poi Cap d’Antibes, un po’ di mare e un aquilone che vola sul blu. Al rientro ci aspetta la Fondation Maeght, tra opere d’arte, il rumore dell’acqua e una Clotilde impegnatissima a spazzare le foglie e a chiamare “mamma” con grande convinzione.
Il terzo giorno è dedicato al mare. Saint-Jean-Cap-Ferrat e Paloma Beach, affollata quanto basta, ma con un’acqua di un azzurro quasi esagerato. Nel pomeriggio si torna verso Nizza per un caffè freddo al Café Gina, in Place Masséna, e poi via in bicicletta fino al Parc Phoenix, dove ci aspettano tartarughe e fenicotteri.
Il quarto giorno arriva quella che, con il senno di poi, possiamo definire una piccola follia, Saint-Tropez e il suo mercato. L’idea era arrivare presto, evitare il traffico e persino noleggiare delle biciclette. Peccato che, nonostante tutto, arriviamo praticamente alla chiusura del mercato, stanchi e sudatissimi, ma felicissimi. Nel frattempo Ruggi ha anche guidato una bici elettrica per la prima volta nella sua vita, uscendone sorprendentemente bene.
L’ultimo giorno ci regala la classica scena che ogni viaggio dovrebbe avere. Vence, la Cappella del Rosario di Matisse e un orario di chiusura alle 11.30. Noi arriviamo alle 11.32.
Due minuti. Ma fa parte del viaggio.
Facciamo comunque un giro per Vence e poi ci concediamo un pranzo a Le Plongeoir, uno di quei ristoranti che sembrano sfidare la gravità, sospeso sulla roccia e affacciato sul mare. Si mangia benissimo, con il vento salato sulla faccia e quella sensazione precisa che il viaggio sia ormai arrivato alla sua ultima pagina.
Poi si riparte.
Cinque giorni, una macchina, qualche deviazione, mercati, borse di paglia, biciclette, mare, arte, bambini stanchi e genitori ancora più stanchi.
In fondo, una mini guida alla Costa Azzurra potrebbe essere tutta qui: scegliere qualche posto bellissimo, lasciare spazio all’imprevisto e non prendersi troppo sul serio.
Perché spesso sono proprio i due minuti di ritardo, il mercato visto in chiusura o la bici elettrica guidata per la prima volta a diventare i ricordi più belli.
E allora, con ancora un po’ di vento salato sulla faccia, qualche foglia nei capelli e una valigia probabilmente più piena del previsto, salutiamo la Costa Azzurra.
Grazie per aver viaggiato con noi, tra mercati, borse di paglia, mare, arte e piccole disavventure.
Alla prossima fuga,
Lucia
Farmacia22Luglio








